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BENEDETTA PISARONI

Descrizione
Benedetta Maria Rosmunda nome d’arte Benedetta Pisaroni, è stata una celebre cantante lirica famosa per le sue interpretazioni rossiniane. La sua carriera può essere suddivisa in due epoche, la prima in cui cantò come soprano e la seconda, di gran lunga più fortunata, come contralto. In poco più di 20 anni di carriera, 16 dei quali come contralto, la Pisaroni divenne una delle massime interpreti del repertorio rossiniano. Erede diretta della scuola dei castrati, il suo registro era amplissimo, dalle note più gravi del contralto a quelle più acute del soprano. Il suo dominio della tecnica era assoluto.

Nacque a Piacenza il 16 maggio 1793, di figura tozza e poco armoniosa, sin da bambina studiò canto in città ma poi il padre, la dirottò a Milano, dove si perfezionò con Moschini, primo dei quattro castrati che la forgiarono, trasmettendole verosimilmente tecnica e stile a loro peculiari (fra cui la disparità fra note gravi virilmente bronzee e acuti chiari e nasali) Seguirono Luigi Marchesi, Gaspare Pacchierotti e Giovanni Battista Velluti.
A fianco di Velluti, tenne a battesimo Carlo Magno di Nicolini a Piacenza il 6 febbraio 1813 e il successo le valse la sincera amicizia del compositore e il matrimonio con il concittadino Venanzio Maloberti nel giugno del 1813.
Gli ingaggi come ‘prima donna soprano’ la portarono a Genova, dove Gioacchino Rossini, sentendola nel proprio Tancredi (gennaio 1814), le consigliò di dirottare verso parti da contralto. Il nuovo debutto (Ciro in Babilonia a Padova, giugno 1814) la impose subito come contralto rossiniano di riferimento, specialmente nelle parti en travesti.
Il marito cominciò a seguirla per occuparsi della sua carriera, ma a Bologna, dove l’aveva raggiunta, si ammalò e morì nel marzo del 1815. La giovane vedova annullò ogni impegno fino alla stagione di carnevale successiva, ma nella primavera del 1816 si dovette fermare di nuovo per parecchi mesi: la sua salute era stata minata da un’infezione di vaiolo che le deturpò irreparabilmente viso e corpo.
Da quel momento poté contare soltanto sulla propria voce. Se poteva, preferiva entrare in scena mascherata o di spalle perché il pubblico non la vedesse in viso, ma ascoltasse unicamente la sua favolosa voce: soltanto dopo che ne aveva ottenuto i favori, si faceva coraggio a mostrare il volto.
La scarsa avvenenza non le aveva impedito un secondo matrimonio subito dopo la malattia (celebrato a Bergamo, ottobre 1817), con il padovano Giuseppe Santi Carrara, bello, brillante e squattrinato, già primo flauto alla Fenice di Venezia.
Ritiratasi dalle scene a meno di quarant’anni nella natia Piacenza con il marito e senza figli, nel giugno 1842 rimase nuovamente vedova. Morì il 6 agosto 1872 nella sua villa a Colonese di Rivergaro, nella campagna piacentina. Un busto marmoreo ne adorna la tomba nel cimitero della città natale.
Data di aggiornamento
Giovedì, 21 Febbraio 2019
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